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Agricoltura convenzionale e biologica: quali sono le differenze?

Agricoltura convenzionale e biologica: quali sono le differenze?

Differenze tra coltura biologica e convenzionale

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Agricoltura biologica e convenzionale si discostano per alcuni aspetti, che si potrebbero riassumere nei seguenti punti:

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1) Nell’approccio bio si possono utilizzare solo fitofarmaci e fitoregolatori, ovvero i classici concimi, prodotti quindi da processi naturali, mentre nell’agricoltura tradizionale questi nutrienti possono essere prodotti anche da processi di sintesi chimica.

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2) Nell’agricoltura biologica sono proibiti antiparassitari citotropici e sistemici, ossia tutte quelle medicine della pianta che vanno ad entrare rispettivamente nella linfa o nelle foglie delle piante e che la rendono immune a batteri e virus per un determinato arco di tempo. Senza gli insetticidi chimici, utilizzati invece in agricoltura tradizionale, è sicuramente più difficoltoso tenere lontani gli insetti. In tale contesto si lavora a livello preventivo, scegliendo un ambiente equilibrato, dove “i nemici” degli insetti nocivi si trovano già nei paraggi e le condizioni di umidità presenti non consentono la proliferazione di questi ultimi, oppure creando degli ambienti controllati, come le serre.

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3) Il costo dei prodotti biologici risulta essere lievemente più alto rispetto ai prodotti coltivati con il metodo tradizionale. Questo dipende dalle maggiori difficoltà riscontrate dall’agricoltore durante la coltivazione. Infatti, non potendo ricorrere a sostanze chimiche che proteggano la pianta e allontanino le specie nocive, sarà più complicato ottenere un quantitativo di frutta e verdura consistente. 4) In un contesto biologico è assolutamente vietato l’uso dei diserbanti. Queste sostanze vengono impiegate nell’agricoltura convenzionale per eliminare le piante infestanti, cioè gli organismi che di fatto sottraggono i nutrienti alle colture.

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Rispetto dell’ambiente e prodotti di alta qualità

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Al centro del pensiero bio c’è sempre l’intento di rispettare la stagionalità dei prodotti e quello di prendersi cura della terra, con un’attenzione particolare alla naturale rotazione delle colture. Le tecniche di Bio-Agricoltura vengono inquadrate e regolamentate dalla normativa europea del 2007, che pone l’accento sulle varie fasi della filiera di produzione, le quali risultano essere protette, controllate e soprattutto garantite dal campo al banco di vendita. Ciò che si ottiene è un prodotto di alta qualità, capace di assicurare all’organismo un apporto maggiore di nutrienti con un occhio di riguardo alla salute, data l’assenza di sostanze chimiche. Dai test effettuati sui terreni coltivati secondo le tecniche bio è emerso poi che il substrato appare più sano e fertile rispetto al suolo impegnato nelle coltivazioni convenzionali.

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Sviluppo del biologico

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Praticata soprattutto in Nord America e in Europa, ma in generale nei paesi più industrializzati, l’agricoltura biologica risulta essere un fenomeno in netta espansione, merito anche della crescente domanda del mercato. Sono sempre di più infatti i consumatori che richiedono prodotti biologici per la propria tavola, in particolar modo in Italia, terra presso la quale il biologico tende ad abbandonare la sua condizione di prodotti di nicchia per acquistare quella di componente essenziale della dieta quotidiana. A tal proposito, in questi ultimi anni si sono moltiplicati i progetti tesi a definire la sostenibilità delle colture bio e i suoi molteplici attributi, dall’economico al sociale, passando per l’ambientale e il demografico. Questi ovviamente devono essere analizzati sia in riferimento al tempo, quindi in ottica presente e futura, che in relazione allo spazio, valutando con attenzione le caratteristiche dei vari territori coinvolti.

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